6 dicembre 2019 – Le stelle nel cervello e il microbiota intestinale

Nel nostro cervello ci sono le stelle
Quando pensiamo a com’è fatto e a come funziona il nostro cervello, la prima cosa che ci viene in mente sono i neuroni, le cui lunghe ramificazioni e contatti specifici (sinapsi) rappresentano la base dei nostri pensieri, dell’apprendimento e della memoria. L’estrema complessità delle cellule neuronali viene però a un prezzo: i neuroni, infatti, sono molto delicati e fragili, non sopportano variazioni dell’ambiente esterno e non sono in grado di resistere a danni o malattie. Per di più, non sono capaci di moltiplicarsi e rigenerarsi come fanno, ad esempio, le cellule della pelle, ma restano sempre gli stessi dalla nostra nascita e per tutta la nostra vita. Chi si prende dunque cura dei nostri neuroni? Chi li sostiene, protegge e mantiene al riparo da possibili danni e malattie? Tutte queste funzioni sono svolte da un altro tipo di cellule presente nel nostro cervello, le cosiddette ‘cellule stella’, o astrociti, il cui nome deriva dalla loro caratteristica forma ramificata. Per lungo tempo si è pensato che gli astrociti fossero cellule abbastanza noiose, con l’unica funzione di sostenere i neuroni, mantenendoli al loro posto come una specie di scaffalatura. Ma un po’ alla volta si è cominciato a intuire che dietro quest’apparenza un po’ ‘dimessa’, gli astrociti nascondessero capacità molto più interessanti. Grazie anche allo sviluppo della tecnologia necessaria a vedere e seguire nel tempo lo sviluppo di queste cellule, oggi sappiamo che gli astrociti svolgono un ruolo importantissimo all’interno del nostro cervello: forniscono sostanze nutritive ai neuroni e ne controllano la crescita, spazzano via detriti e sostanze dannose, e mettono in campo una serie di meccanismi di protezione per salvaguardare i neuroni in caso di danno o malattia. Inoltre, oggi si sa che un malfunzionamento degli astrociti contribuisce all’insorgenza e allo sviluppo di numerose patologie del sistema nervoso. Nell’intervento di oggi la dottoressa Fabrizia Cesca, ricercatrice all’Università di Trieste, ci spiegherà cosa sono queste cellule stella e perché è così importante studiarle.

 

Alla scoperta del Microbiota Intestinale, il misterioso ecosistema che salvaguarda la nostra salute
Nel nostro intestino vivono alcune centinaia di specie batteriche che interagiscono tra loro. Grazie ai prodotti del loro metabolismo, questi batteri contribuiscono a controllare le funzioni di tutti i nostri tessuti. L’ associazione tra l’ospite e il microbiota è definita simbiosi mutualistica, in cui entrambi i partners traggono vantaggio dalla reciproca presenza. I microrganismi trovano un ambiente favorevole alla crescita, ricco di nutrienti e privo di ossigeno, mentre l’ospite si avvantaggia dei molteplici prodotti del metabolismo batterico. La somma di questi vantaggi reciproci ha portato i ricercatori ad applicare il termine di “olobionte” al sistema multicellulare costituito dall’insieme microbiota-ospite, evidenziandone le novità funzionali e i possibili vantaggi evolutivi. La nostra salute o le nostre malattie, quindi, sono profondamente influenzate dalle dinamiche di questo complesso ecosistema.

I relatori


Fabrizia Cesca ha una laurea in Scienze Biologiche all’Università di Padova e un dottorato in Neuroscienze allo University College di Londra (UCL). Ha lavorato come ricercatrice all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e di recente è stata assunta al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, dove studia, tra le altre cose, la fisiologia delle cellule di astroglia.

 


Paola D’Andrea
è professore associato di Biochimica presso l’Università di Trieste. Ha più di 30 anni di esperienza nel campo della ricerca, a cui si è dedicata spaziando in diversi ambiti della biologia cellulare, dai meccanismi di trasduzione, alla comunicazione tra cellule, ai meccanismi molecolari della sordità genetica, all’utilizzo di biomateriali per impianti di cellule muscolari. Più recentemente i suoi interessi si sono indirizzati allo studio dell’integrazione del metabolismo umano e della nutrizione, quali perni attorno a cui ruotano gli stati di salute e malattia. Ha partecipato a diversi progetti in ambito nazionale ed internazionale, frequentando, per diversi anni, laboratori di ricerca italiani e stranieri.

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